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Passione per lo sport, passione per la corsa, passione per la vita; intervista ad un runner "di razza": l'anagnino Luigi Cicconi. "I miei obiettivi, i miei sacrifici, le mie ambizioni"

10 ottobre 2019

Divertimento, svago, libertà, sfida ma anche un modo per mettersi alla prova e per vedere se si è in grado di andare oltre i propri limiti: la corsa richiede impegno e fatica, e spesso anche dei sacrifici; ci vuole passione e lui ne ha davvero tanta. Il suo nome è Luigi Cicconi, anagnino da generazioni, runner appassionato. Oggi vogliamo raccontarvi la sua storia, semplicemente perché merita di essere raccontata. E anche perché riteniamo che lo sport debba essere in cima alla scala dei valori di ognuno di noi. Tanti anni fa, forse inconsciamente, Luigi si è messo ai piedi un paio di scarpe da running e ha iniziato la sua piccola, personale sfida: "la mia passione nasce tanti anni fa, precisamente nel 1991, dopo un recupero post-operatorio seguito ad un intervento chirurgico al tendine di Achille. Per tre mesi ho camminato ed effettuato esercizi per l’attività tendinea, poi - piano piano - ho iniziato con la corsa. Facendo questo quotidianamente ho scoperto benefici mentali e fisici e non ho potuto più farne a meno".

Luigi, la corsa - diciamocelo chiaramente - porta con sé un’ampia varietà di sentimenti: dalla gioia e la soddisfazione quando si riesce a centrare un obiettivo, alla delusione o scoramento se invece le cose non vanno come si vorrebbe, fino all’ostinazione, poiché un vero runner non si arrende mai. Dietro tutte queste sensazioni ed emozioni ci sono fatica, dedizione e impegno, ma soprattutto passione.
Esatto, sì. La corsa, del resto, è lo specchio della vita... è vita, gioia e delusione.

Che tipo e quante gare hai nel tuo palmares?
Mi piace molto variare, tanto che spazio dalle maratone di 10 km, alle mezze maratone (21 km e 97 metri), fino ad arrivare alle maratone classiche di 42 km e 195 metri. Ad oggi, ho concluso in carriera 25 maratone classiche.

Quali sono le gare porti nel cuore?
Una delle gare che occupa un posto speciale nel mio cuore è sicuramente la "Atene Marathon Classic" a cui ho preso parte nel 2017; ci sono poi altre quattro corse nel 2004 che ricordo con particolare piacere a Roma, Padova, Carpi e Firenze che mi hanno permesso di conseguire il diploma di “Nobile” della maratona, titolo che viene concesso solo ai "centenari" di questo sport. Durante l’anno corro in media tra i 3500 e i 4000 chilometri tra allenamento e gare.

Hai esperienze di ultramaratona? Nel senso: ti è mai capitato di correre gare più lunghe di una maratona classica?
Per ora ne ho corsa soltanto una (tra l’altro è stata una bellissima esperienza...) lo scorso 22 settembre. Parlo della ultramaratona "Scorrendo lungo il Liri", corsa assieme al mio “fratello” runner Umberto Colleni. "Scorrendo lungo il Liri" è una gara con un percorso molto lungo, 65 km e 700 metri, che parte da Cappadocia, in provincia de L’Aquila, e arriva alla cascata di Isola Liri, seguendo - appunto - il corso del fiume Liri.

Deve essere statao una esperienza fantastica e straordinaria ma anche piuttosto faticosa...
Sì, lo è stata. Ma eravamo immersi nella Natura, attraverso due regioni e difendendo i colori della "Torrice runners", la nostra squadra di appartenenza in provincia di Frosinone. Avevo sempre pensato che non avrei mai corso oltre i 42 km, per rispetto delle mie gambe e per prevenire possibili infortuni. E' stato il mio amico Umberto a coinvolgermi in questa “follia” sportiva: porto dentro di me (e li porterò per sempre...) il rispetto dei chilometri percorsi fianco a fianco e l’abbraccio finale e liberatorio con Umberto dopo aver tagliato insieme il traguardo con al collo la bellissima medaglia di "finisher".

Quest’ultima esperienza rimarrà un fatto isolato?
Sai qual è il bello della corsa? E' che, tagliato un traguardo, pensi subito ad un altro possibile obiettivo. Non credo che questa esperienza possa restare un fatto isolato perché sento forte dentro l'esigenza di dover alzare ancora l’asticella. Con la mente (e con il cuore) sto già pensando ad una data: il prossimo 30/31 maggio 2020, quando si correranno i 100 chilometri del “Passatore”, una competizione podistica di ultramaratona che si svolge annualmente nell'ultimo sabato di maggio con partenza da Firenze e arrivo a Faenza. Ci proverò con l’aiuto e con la compagnia in gara del mio presidente, Elfadil, della Runner Colleferro, squadra per cui a livello Fidal difendo i colori, e con schede del mio allenatore Marco Romano; so già, inoltre, di poter contare lungo il percorso sul supporto in bicicletta di una top-runner che stimo molto: la mia amica Monica Cimmino, anche lei del team colleferrino. Saranno loro tre, con la loro positività e con la loro vicinanza, a darmi il necessario supporto per sostenere questa impresa.

Luigi tu non sei un corridore professionista, bensì un amatore della corsa. Giusto? Spiegami cosa ti spinge ad allenarti così duramente a a fare tutti questi sacrifici...
Quello che mi dà la molla è il senso di libertà che ti dà la corsa; ma non solo: a me piace anche conoscere gente nuova, confrontarmi con persone che coltivano la mia stessa passione... e, perché no, anche conoscere posti nuovi. Il segreto è cercare di migliorare se stessi senza nutrire invidia per le prestazioni di altri concorrenti. Alla partenza di gare lunghissime mi tornano in mente alcuni versi di una canzone di Cesare Cremonini: "…per quanta strada c’è ancora da fare, amerai il finale".

Luigi, per concludere... che consigli daresti a chi è più giovane di te?
Di studiare, in primis, e di praticare attività sportiva provando, almeno una volta nella vita, una sana e rigenerante corsa: se scatta la molla non se ne può più fare a meno.

Grazie per questa intervista, Luigi, e in bocca al lupo per le tue prossime gare e per le tue attività!
Grazie a voi, grazie alla redazione di anagnia.com per il lavoro che svolge sul territorio e per aver dato spazio alle mie emozioni sportive!


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